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Smart Working e sicurezza sul lavoro. Quali sono gli obblighi del datore di lavoro? il modello INAIL

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Il DPCM del 26 aprile 2020 ed il protocollo aggiornato in tema di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro invitano, quando possibile, all'utilizzo dello Smart Working.

Tuttavia, molti aspetti legati a questa modalità di lavoro - reso prevalentemente al di fuori dei locali aziendali - restano alquanto fumosi e di difficile applicazione da parte delle imprese.

Uno di questi aspetti è quello relativo alla sicurezza sul lavoro. Quando è possibile ritenere configurabile una responsabilità del datore di lavoro?

Per maggiori informazioni, continua a leggere.

La sicurezza sul lavoro in tema di Lavoro agile. L’art. 22 della L. 81/2017.

La legge n. 81/2017, all’articolo 22, pone in capo al datore di lavoro l’obbligo di garantire “la salute e la sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile”.

A tal fine, lo stesso art. 22 dispone che al lavoratore venga consegnata “con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro”.

In altri termini, il datore di lavoro ha un obbligo di formare ed informare il lavoratore in ordine ai principi di cui al Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, tanto più in considerazione del fatto che l’attività svolta in modalità agile è resa (anche) al di fuori dei locali aziendali.

Tuttavia, proprio per il fatto che l’attività lavorativa resa in Smart Working, secondo la stessa L. 81/2017, “viene eseguita, in parte all'interno di locali aziendali e in parte all'esterno senza una postazione fissa”, la previsione di cui al richiamato art. 22 ha destato non poche perplessità.

Invero, non sempre è stato chiaro se il datore di lavoro dovesse o meno farsi carico della responsabilizzazione del lavoratore in tema di sicurezza sul lavoro anche con riferimento alla parte di attività svolta al di fuori dei locali aziendali.

Non hai ricevuto alcuna informativa da parte del tuo datore di lavoro circa i rischi connessi all’attività di lavoro svolta in Smart Working?

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La definizione di “luogo di lavoro”.

 

 

In tale contesto è intervenuta la sentenza della Corte di Cassazione penale n. 45808/2017, offrendo una chiave di lettura delle disposizioni di cui al Testo Unico sulla sicurezza anche alla luce della normativa relativa al Lavoro agile.

La Corte, infatti, ha spiegato che la nozione di “luogo di lavoro” di cui al Testo Unico sulla sicurezza (art. 62 D.Lgs. n. 81/2008) sarebbe una nozione “restrittiva”, “posta unicamente in relazione alle disposizioni” di cui al T.U. medesimo.

Infatti, secondo il richiamato Testo Unico, si intendono per luoghi di lavoro “i luoghi destinati ad ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro”.

Ed allora, alla luce di tale definizione, la Corte ha ritenuto desumibile che "ogni tipologia di spazio può assumere la qualità di luogo di lavoro, a condizione che ivi sia ospitato almeno un posto di lavoro o esso sia accessibile al lavoratore nell'ambito del proprio lavoro”.

 

 

Valutazione del rischio e la formazione del lavoratore. La pronuncia della Cassazione penale.

 

 

In tale contesto, la Corte di Cassazione ha poi osservato che laddove il datore di lavoro non adempisse al suo obbligo di formare ed informare il lavoratore circa i rischi connessi alla prestazione lavorativa resa in contesti diversi dai locali aziendali, il dipendente verrebbe lasciato nella “necessità di decidere” quale sia il comportamento cautelativo da adottare.

Ciò comporterebbe che il lavoratore potrebbe errare, osserva la Corte, “anche in modo macroscopico”. Ne abbiamo parlato anche in un precedente articolo.

E così, nella pronuncia in esame viene affermato che “i doveri di valutazione del rischio e di formazione del lavoratore gravanti” sul datore di lavoro in quanto “mandante” sorgono dal generale obbligo di quest’ultimo di “valutare tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro nei quali sono chiamati ad operare i dipendenti, ovunque essi siano situati (art. 15 D.Lgs. n. 81/2008) e dal parimenti generale obbligo di formare i lavoratori, in particolare in ordine ai rischi connessi alle mansioni (art. 37, comma 1, lett. b) D.Lgs. n. 81/2008)”.

Di contro, di non poco rilievo la considerazione della Corte secondo cui, tuttavia, l’evento lesivo della sicurezza del lavoratore non potrebbe essere ascritto al datore di lavoro laddove l’insorgere del rischio (e quindi l’evento stesso) fosse avvenuto successivamente ad una valutazione dei rischi comunque eseguita dal datore di lavoro (e"giustificatamente manchevole della considerazione dello specifico rischio”).

 

Il recente intervento dell'INAIL in tema di informativa periodica.

 

In ragione della pandemia da COVID-19, l'INAIL ha messo a disposizione dei datori di lavoro un modello di documento da fornire ai lavoratori in smart working, richiamando in tal modo i datori di lavoro a non abbassare l’attenzione sugli obblighi di sicurezza sul lavoro, da rispettare anche fuori dei locali aziendali.

Non hai ricevuto alcuna informativa da parte del tuo datore di lavoro circa i rischi connessi all’attività di lavoro svolta in Smart Working?

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